Il brand ha un sapore. E forse è più importante del logo.
Ci sono aziende che ricordiamo perfettamente anche dopo anni.
E non sempre per il prodotto.
A volte ricordiamo una conversazione.
Un incontro.
Il modo in cui siamo stati accolti.
Una sensazione difficile da descrivere.
Un incontro.
Il modo in cui siamo stati accolti.
Una sensazione difficile da descrivere.
Altre volte accade il contrario.
Incontriamo marchi impeccabili dal punto di vista estetico, costruiti con cura, dotati di una comunicazione formalmente corretta, eppure incapaci di lasciare una traccia reale nella memoria.
È una differenza sottile ma decisiva.
Perché le persone raramente costruiscono relazioni con le aziende attraverso la logica. Lo fanno attraverso la percezione.
Pensiamo a ciò che accade quando entriamo per la prima volta in un ristorante.
Prima ancora di leggere il menù abbiamo già formulato un'opinione.
Osserviamo la luce.
Il rumore della sala.
I materiali.
Il modo in cui veniamo accolti.
La distanza tra i tavoli.
Il profumo dell'ambiente.
Il rumore della sala.
I materiali.
Il modo in cui veniamo accolti.
La distanza tra i tavoli.
Il profumo dell'ambiente.
Nessuno di questi elementi racconta direttamente il cibo.
Eppure tutti contribuiscono a definire l'esperienza.
Con i brand accade qualcosa di sorprendentemente simile.
Molto prima di comprendere chi siano, iniziamo a percepirli.
Attraverso il linguaggio.
Le immagini.
La velocità con cui rispondono.
La qualità delle relazioni.
I dettagli che scelgono di curare.
Perfino attraverso ciò che decidono di non comunicare.
Le immagini.
La velocità con cui rispondono.
La qualità delle relazioni.
I dettagli che scelgono di curare.
Perfino attraverso ciò che decidono di non comunicare.
In altre parole, li assaggiamo.
Non nel senso gastronomico del termine.
Li assaggiamo emotivamente.
Ed è qui che nasce una domanda che può sembrare insolita ma che spesso si rivela straordinariamente efficace:
che sapore ha la vostra azienda?
La maggior parte delle organizzazioni è abituata a raccontarsi attraverso parole come innovazione, qualità, eccellenza, competenza o affidabilità.
Parole importanti.
Ma anche parole che ormai appartengono a quasi tutti.
Molto più interessante è osservare cosa accade quando chiediamo a clienti, collaboratori, fornitori e dipendenti di descrivere l'impresa utilizzando il linguaggio dei sapori.
Dolce.
Salato.
Acido.
Amaro.
Umami.
Salato.
Acido.
Amaro.
Umami.
All'improvviso il dialogo cambia.
Le persone smettono di ripetere ciò che l'azienda dice di sé e iniziano a raccontare ciò che realmente percepiscono.
Ed è in quel momento che emerge qualcosa di prezioso.
Non l'identità dichiarata.
Ma l'identità vissuta.
FAQ – Design del Gusto e identità sensoriale
Che cos'è il Design del Gusto?
Il Design del Gusto è un approccio che utilizza la metafora dei sapori per esplorare l'identità percepita di un'organizzazione, di un prodotto o di un brand.
Perché associare un'azienda ai cinque sapori fondamentali?
Perché il linguaggio sensoriale permette alle persone di esprimere percezioni autentiche e difficilmente influenzabili da schemi razionali o convenzioni aziendali.
Quali sono i cinque sapori utilizzati nel metodo?
Dolce, salato, acido, amaro e umami. Ognuno richiama caratteristiche emotive e relazionali differenti.
In che modo il profilo sensoriale può aiutare il marketing?
Può orientare il tono di voce, la comunicazione, gli eventi, la cultura aziendale e il posizionamento del brand in modo coerente con la percezione reale delle persone.
Il Design del Gusto è utile solo per il settore alimentare?
No. Può essere applicato a qualsiasi organizzazione, prodotto o servizio perché lavora sulla percezione e sulle relazioni, non sul cibo.
Perché il gusto è legato alla memoria?
Le esperienze sensoriali vengono ricordate più facilmente rispetto alle informazioni puramente razionali. Per questo il linguaggio del gusto può diventare uno strumento potente per la costruzione dell'identità di marca.